Olbia e le sue navi al centro di un servizio speciale in “Archeologia
Viva”
“Olbia Relitti di Storia” è il titolo dell'interessante servizio,
lungo 16 pagine e corredato da splendide foto, disegni e ricostruzioni,
pubblicato nell'ultimo numero del magazine “Archeologia Viva”. E' sicuramente
lo “speciale” più completo fino ad oggi realizzato sugli straordinari
ritrovamenti archeologici portati alla luce nell'area portuale. Nei
testi, curati da Rubens D'Oriano e Edoardo Riccardi, viene raccontata,
nei dettagli, la scoperta dei resti delle antiche navi romane e medievali.
Attraverso la storia dei relitti e dell'enorme quantità dei
reperti rinvenuti, i due archeologi attivano un'affascinante “macchina
del tempo”, ripercorrendo le alterne vicende che hanno caratterizzato
la lunghissima ed appassionante vita della città di Olbia. L'esauriente
reportage si apre con questa premessa:
“I lavori per il tunnel, da poco inaugurato, per risolvere i problemi
di circolazione sul versante a mare di Olbia, hanno portato alla scoperta
del porto antico rimasto “sigillato” da un evento distruttivo forse
legato alle invasioni barbariche e dal successivo interramento di tutta
l'area. E' stata recuperata una quantità incredibile di relitti
e reperti mobili che documentano la storia dell'importante città del “Nordest” sardo
e, più in generale, delle costruzioni navali dall'età romana
al medioevo”. Si entra poi nel vivo del racconto delle varie campagne
di scavo e delle ipotesi storiche relative a tutti i rinvenimenti,
documentati da numerose fotografie, tracciati e suggestive ricostruzioni
virtuali del Porto di Olbia, nelle diverse età storiche. Un'altra
sezione dell'articolo è riservata alla “Bella Olbia: una storia
lunga…cinque nomi”, partendo dalla considerazione che “la città venne
favorita da un ottimo porto naturale e da una serie di opportunità ambientali.
Olbia, per Greci e Fenici fu un avamposto della civiltà; assunse
una vera e propria forma urbana in età punica, diventando un
crocevia del Mare Nostrum all'epoca della dominazione romana;
nell'alto
medioevo muterà il suo nome in Fausiana; successivamente assumerà quello
di Civita diventando capitale del Giudicato di Gallura; sarà poi
conosciuta come Terranova fino al 1939, anno in cui riprese l'antico
nome di Olbia”. Vengono quindi raccontati, in modo sintetico ma efficace,
gli avvenimenti storici più significativi che hanno caratterizzato
lo sviluppo della nostra città. Una storia che, come nel puzzle
più avvincente, sembra aver trovato insperati e preziosi tasselli
nell'autentico “tesoro” costituito dai relitti e dai reperti affiorati
dal fango. Oltre ai legni delle antiche navi, gli archeologi hanno
recuperato strumenti di lavoro, anfore, bruciaprofumi, monete, coppe,
statuette, monili, lucerne e un numero incredibile di oggetti di uso
quotidiano. L'articolo, tutto da leggere, indaga anche le ragioni per “il
collasso del porto e della città alla fine dell'impero” e spiega “la
rinascita nel medioevo con la bonifica del porto antico”. Si precisa,
inoltre, che “l'eccezionale stato di conservazione dell'impressionante
serie di relitti e di reperti è dovuto al rapido riempimento
di fango dell'antico fondale portuale e alla tranquilla situazione
di stagno del golfo interno di Olbia. Lo smontaggio dei legni, il loro
costoso restauro, il rimontaggio e la futura esposizione museale di
questa enorme quantità di materiale costituisce una grande sfida
dell'archeologia italiana”.